Dopo otto edizioni il torneo giovanile lascia la costa tirrenica: pesano criticità e assenza istituzionale
Si è chiusa lo scorso 5 aprile, al “Merendino” di Capo d’Orlando, l’edizione 2026 della Sicily Football Cup, la più grande manifestazione di calcio giovanile del Sud Italia. Quattro giorni di sport, entusiasmo e confronto internazionale che hanno coinvolto oltre cento squadre provenienti da nove nazioni, trasformando la fascia tirrenica tra Patti e Sant’Agata di Militello in un grande palcoscenico calcistico.
Un evento capace di generare numeri importanti in termini di presenze e visibilità, ma anche di costruire relazioni, esperienze e opportunità per centinaia di giovani atleti. Eppure, a pochi giorni dalla conclusione, ciò che resta è soprattutto l’amarezza per una perdita significativa: dalla prossima edizione la manifestazione lascerà la Costa Saracena per trasferirsi a Terrasini, in una struttura ritenuta più adeguata ad accogliere atleti e accompagnatori.
Ad annunciarlo è stato Claudio Costanzo, presidente della WeSport, attraverso i social. Una decisione che segna una frattura e che rappresenta un danno concreto per tutto il comprensorio nebroideo.
Durante il periodo pasquale, infatti, la Sicily Football Cup garantiva ogni anno un indotto economico rilevante, con centinaia di migliaia di euro distribuiti tra alberghi, ristoranti, attività commerciali e servizi. Un flusso fondamentale in un momento strategico della stagione turistica, tradizionalmente caratterizzato da una minore affluenza.
Le criticità, in realtà, non erano nuove. Impianti sportivi spesso non adeguati, difficoltà logistiche e collegamenti complessi tra i centri coinvolti hanno inciso negli anni sulla qualità complessiva dell’evento. Emblematico il collegamento tra Capo d’Orlando e Gioiosa Marea, poco funzionale a una manifestazione di respiro internazionale.
Ma a pesare maggiormente è stata l’assenza quasi totale delle istituzioni. Nessuna presenza significativa delle amministrazioni locali nei momenti centrali della manifestazione, comprese le finali. Un vuoto evidente proprio nel centro principale dell’evento, Capo d’Orlando, ma esteso di fatto all’intero territorio coinvolto.
Sui social, intanto, cresce il malcontento. Operatori turistici e residenti parlano apertamente di occasione persa, sottolineando come la manifestazione rappresentasse uno degli appuntamenti più importanti dopo Ferragosto. C’è chi respinge l’idea di una carenza di posti letto, puntando invece il dito contro il silenzio istituzionale e la mancanza di una strategia condivisa.
Ancora più duro il giudizio di alcuni genitori presenti negli anni al torneo, che evidenziano l’assenza delle amministrazioni anche nei campi di gioco. Un segnale che, inevitabilmente, ha incrinato il rapporto tra organizzatori e territorio, lasciando scoperto proprio il fronte del sostegno e della promozione.
Eppure i numeri parlano chiaro: oltre 1200 pernottamenti registrati nonostante il maltempo nelle prime giornate, delegazioni provenienti da tutta Europa e un impatto che andava ben oltre l’aspetto sportivo, trasformando il torneo in un’occasione di incontro culturale e crescita.
La perdita della Sicily Football Cup rappresenta oggi un vero campanello d’allarme per i Nebrodi. Non solo per l’impatto economico immediato, ma anche per il danno d’immagine che colpisce una delle aree più attrattive della provincia di Messina.
Un’occasione mancata che apre interrogativi profondi sulla capacità di programmazione, accoglienza e visione del territorio. E che lascia un vuoto difficile da colmare nel panorama degli eventi sportivi e turistici della costa tirrenica.